La storia di Barbara Adams, l’americana che viveva in Nepal

Barbara Adams è morta il 22 aprile scorso, due giorni esatti prima di compiere 85 anni e benché il suo nome sia a molti sconosciuto, la sua storia merita di essere letta.
La vita di Barbara ha il sapore di avventure di altri tempi, quando ancora il mondo risultava per buona parte troppo lontano e inesplorato per essere visto ma sprigionava così tanto fascino da dover rischiare per conoscerlo.
Barbara nasce nel 1931 a New York, nell’America di Roosevelt, e grazie a un’estrazione famigliare benestante consegue in tempi brevi una laurea in lingue alla Columbia University.
Ma quella città è troppo piccola e urbana per una giovane donna cresciuta con i racconti di Kipling, così dopo un trasferimento a Roma dove lavora come giornalista e come tutrice dei figli di un diplomatico venezuelano, finalmente parte per Calcutta dove si ferma per un periodo collaborando come inviata del giornale italiano Mondo Nuovo.
La tanto sognata India però si rivela ben presto come un paese di passaggio, una meravigliosa porta per quella che diventerà casa fino alla fine dei suoi giorni: il misterioso Nepal.
Allora infatti del Nepal si sapeva poco o nulla, erano trascorsi pochi anni da quando il re aveva deciso di aprire il paese agli stranieri e Barbara incontra quel regno sconosciuto quasi per caso, quando la rivista Mondo Nuovo decide di mandarla a Kathmandu in occasione della visita della regina Elisabetta II d’Inghilterra.
Ma i trasporti sono ancora rari e spesso legati alla disponibilità degli aerei cargo, così Barbara riesce ad arrivare a Kathmandu, ma in ritardo, la regina è già andata e non le rimane che guardarsi attorno.
La magia appartata del regno himalayano strega totalmente la giovane giornalista: “il paesaggio è dominato da tetti a pagoda in ogni direzione e dove non scorgi pagode, ti investe il verde delle risaie e il bianco immacolato delle montagne” – scriverà in seguito.
Seduta ad un abbeveratoio pubblico, con quella sua aria vagamente bohémienne, i capelli lunghi e biondi, gli abiti ampi e morbidi, Barbara viene avvicinata dall’uomo che le cambierà per sempre la vita, il principe Basundhara, fratello minore del re Mahendra, noto playboy e sciupa femmine, che la invita a vedere le foto di una spedizione di alpinismo.
Non era l’inizio di un’avventura come tante, era il primo capitolo di un grande amore e di una incredibile collaborazione professionale.
Barbara viene portata a palazzo dal principe che decide di sposarla con rito nepalese, legalmente riconosciuto dalla famiglia regnante.
Lo accompagnerà per oltre un decennio in tutte le funzioni ufficiali, come degna e inusuale consorte, fino a quando il principe intuisce che la giovane moglie americana poteva essere un’opportunità per aprire il Nepal al resto del mondo.
Insieme a lei apre la Third Eye Turismo e Viaggi, la prima agenzia di viaggi internazionale nepalese che include anche le spedizioni nelle zone più remote del paese.
Ma le storie eccezionali spesso non hanno un percorso lineare, si perdono in strettoie, scavalcano ostacoli e riprendono la corsa.
Nel 1977 il principe muore e l’ascesa al trono del fratello maggiore la cui consorte non gradiva particolarmente la presenza di una straniera a palazzo, rende la vita impossibile a Barbara, rimasta sola in un paese diventato improvvisamente ostile.
L’ufficio immigrazione, nonostante la sua regolare condizione di vedova del principe, le nega la cittadinanza nepalese, l’agenzia di viaggi viene rilevata dalla nuova famiglia regnante che pretende denaro per chiudere il bilancio, costringendola a vendere l’unica cosa rimasta del suo amato consorte, i gioielli, e infine, saldato il conto, nel 1989 Barbara viene brutalmente espulsa.
Ma lei aveva deciso diversamente, il Nepal era il posto dove desiderava non solo vivere, ma anche morire, così dopo 6 mesi, grazie all’aiuto di amici diplomatici nepalesi, rientra nel paese dove comincia ad occuparsi di esportazioni per sopravvivere.
Organizza inoltre una collezione di dipinti di giovani artisti indiani e nepalesi e una di rari tessuti bhutanesi, acquistata nel 2003 per 500.000 dollari da un uomo di affari svedese che la dona al Museo Nazionale Tessile del Bhutan.
Nel 1990, dopo che il re fu costretto a un regime di democrazia multipartitica, Barbara torna finalmente al giornalismo ma le sue simpatie per i ribelli maoisti provocano le ire dei nuovi politici che non esitano ad espellerla nel 2000.
È solo nel 2009, dopo che la monarchia viene abolita e la guerra civile terminata, che Barbara Adams ottiene la naturalizzazione come cittadina del Nepal.
Prima di allora Barbara aveva utilizzato tutti i suoi introiti per finanziare programmi di volontariato per giovani nepalesi affinché sviluppassero idee all’interno del paese senza dover emigrare e forme di aiuto per i Dalit (la casta degli intoccabili) per consentire loro di acquistare terreni dove vivere in modo autonomo.
Nel febbraio del 2015 Barbara ha un attacco di cuore e due mesi dopo sei uomini la estraggono dalle macerie del palazzo dove abitava, crollato in seguito al terribile terremoto.
Ma rimane in Nepal, ancora una volta.
“Questa è la mia casa – dice durante un’intervista nel 1990 al Los Angeles Times – e qui è dove, da sempre, ho deciso di morire”.

Ed è in Nepal che riposano i suoi resti.

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