India: la fabbrica dell’allungamento degli arti

Un fenomeno diffuso e preoccupante sta interessando l’India negli ultimi anni, quello della richiesta pressante di interventi di chirurgia estetica per allungare gli arti.
I giovani indiani stanno pagando cifre spropositate per complesse e dolorose procedure prive di supervisione medica, per guadagnare qualche centimetro in altezza, condizione che pensano possa favorirli nella carriera lavorativa e nel combinare matrimoni felici.
In un paese dove l’altezza è considerata motivo di bellezza e attrattiva, i giovani, la cui altezza media è piuttosto bassa, stanno alimentando un vero e proprio boom di chirurgia estetica, purtroppo ancora priva della necessaria esperienza per eseguire interventi di questo tipo.
In particolare la chirurgia dell’allungamento degli arti è completamente priva di protocollo medico in India e molti dei chirurghi che la praticano operano spesso con nozioni sommarie, senza esperienza e tragicamente allo sbaraglio.
Il Dottor Sarin, chirurgo ortopedico di Delhi, ha iniziato a offrire la sua esperienza 5 anni fa e oggi ammette di aver operato più di 300 pazienti, un terzo dei quali indiano, e di ricevere almeno 20 richieste al giorno da giovani che desiderano essere più alti.

“Questo – dice Sarin – è uno degli interventi di chirurgia estetica più complesso e difficile da eseguire e purtroppo vi sono adolescenti che si affidano a medici inesperti diventando inconsapevolmente delle vere e proprie cavie. Non esistono scuole e non esiste formazione ma il fenomeno è crescente. Vi sono molti pazienti che vengono dall’estero per farsi operare per la reputazione dei medici indiani che operano a bassissimi costi, si parla di interventi che costerebbero in Europa o in America 4 o 5 volte di più. Questa ha generato un vero TURISMO CHIRURGICO per un valore approssimativo di 3 miliardi di dollari l’anno.
Ma c’è un motivo per cui qui si spende meno che altrove – prosegue Sarin – e la gente non capisce che affidarsi nelle mani di chirurghi che hanno eseguito, nella migliore delle ipotesi, un paio di interventi simili in precedenza, significa esporsi a un reale rischio di paralisi o danni permanenti alla deambulazione”.
La chirurgia dell’allungamento degli arti è stata sperimentata nel 1950 in un piccolo paese sovietico in Siberia, Kengan, da un uomo polacco di nome Gavrila Ilizarov liquidato come ciarlatano e diventato poi “il mago di Kurgan”, dopo che eseguì interventi su diverse persone tra le quali un noto campione di salto in alto.
Il suo lavoro non aveva fini estetici bensì era rivolto a persone che avevano subito incidenti o che erano nate con malformazioni agli arti inferiori.
La tecnica di Ilizarov considerata dalla comunità medica alquanto controversa, è ora utilizzata da tutti i chirurghi dell’India.
Sarin, pur avendo eseguito numerosi interventi, scoraggia il più delle volte i giovani che lo contattano ma cede di fronte a disperate richieste che minano seriamente l’autostima del paziente.
Come il caso di Komal, di Kota in India occidentale, che dopo aver lungamente pregato il Dottor Sarin minacciando il suicidio se la sua richiesta fosse stata inascoltata, ha passato 6 mesi in ospedale, ha subito la rottura delle ossa delle gambe per l’allungamento, ha dovuto portare dei tutori per riprendere la deambulazione e i cui genitori hanno dovuto vendere le terre che si tramandavano da generazioni per potersi permettere di affrontare i costi dell’intervento.
Ma Komal ora, con i suoi 8 cm in più, dice di sentirsi pronto ad affrontare il mondo che prima, di fronte al suo metro e 37 cm, lo derideva.

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