Droni al servizio delle unità di emergenza

I piccoli droni ad uso privato, generalmente visti come hobby dagli amanti del modellismo, hanno dimostrato di possedere delle potenzialità sorprendenti se utilizzati con scopi ben precisi.
E chi in tempi non sospetti aveva saputo cogliere l’ampio uso che di un drone se ne poteva fare al di là del puro divertimento, ci aveva visto giusto.
Le unità di emergenza europee stanno adottando droni opportunamente modificati nel software e nella durata delle batterie, per operazioni di monitoraggio di fuoriuscite chimiche, incidenti stradali, alluvioni, incendi, valanghe tutte situazioni nel passato controllate da elicotteri, molto più costosi e il cui impiego di un pilota comporta inevitabilmente un rischio.
Ma non solo, con i droni si potranno effettuare operazioni di ricerca e soccorso in aree remote difficilmente raggiungibili, come già accade in Irlanda con il team Donegal Mountain Rescue.

Grazie alla collaborazione tra la DJI, la maggior società costruttrice di droni più venduti al mondo, e la EENA (European Emergency Number Association) si sta procedendo alla formazione di piloti europei in grado di far fronte a tutte le necessità.
La collaborazione sarà estesa ad altre associazioni di soccorso europee affinché i droni diventino la prima risposta operativa alle situazioni che richiedono tempestività e visione immediata della situazione.
Non dimentichiamo che i normali Phantom della DJI venduti a privati sono già dotati, nei modelli più sofisticati, di una videocamera ad alta risoluzione che trasmette in diretta ad apparati quali cellulare, computer o tablet.
In Inghilterra e nel Galles la polizia ha adottato da tempo i droni per la sorveglianza di quartieri industriali o problematici, garantendo così un tempo di risposta rapido in caso di necessità di intervento.
Un altro caso emblematico è quella dell’esercito della Baja California, precisamente a La Paz, dove vengono monitorati posti di blocco e zone sensibili dove avvengono anche fino a 5 omicidi al giorno, e sulla zona di confine a Tijuana, dove è noto il crocevia dei narcotrafficanti.
In Africa vengono monitorate con droni simili vaste zone per impedire il bracconaggio di elefanti e rinoceronti, un’autentica carneficina in termini di morti animali e umane.
Grazie a Air Shepherd, un progetto in collaborazione con l’Università del Maryland, molte vite sono state salvate grazie alla tempestività degli interventi.
Infine sono molti i paesi che stanno pensando all’utilizzo dei droni per effettuare rilievi topografici di vaste aree mentre alcuni istituti oceanografici li stanno già impiegando per l’osservazione delle migrazioni di grossi cetacei e per capire il fenomeno dello spiaggiamento.

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