Così sono GUARITO dal cancro in 12 giorni.

Guarisce in 12 giorni dal cancro sottoponendosi a una cura semplice e evitando la chemioterapia: Vernon Johnston, californiano, sopravvissuto al cancro alla prostata con metastasi alle ossa, racconta la sua INCREDIBILE STORIA.
Quando i medici gli diagnosticarono il cancro e le metastasi, dopo alcuni sfiancanti cicli di chemioterapia, Vernon rifiutò di continuare a sottoporsi alle cure tradizionali e iniziò un percorso diverso.
Convinto di dover agire sul PH del suo organismo, decise di affidarsi al metodo di ELEVAZIONE DEL PH.
Stilò personalmente un protocollo che testò su di sé con RISULTATI SORPRENDENTI.
Semplicemente Vernon si concentrò su una dieta alcalina in modo da affamare letteralmente le cellule cancerose che, senza un ambiente acido che consentisse loro di crescere e diffondersi, potessero morire.
L’esperienza singolare rivelatasi EFFICACE, venne diffusa da Vernon in ogni suo dettaglio per dare la speranza ad altri malati come lui.
LA TERAPIA
Vernon si procurò del BICARBONATO DI SODIO (purissimo, senza aggiunta di alluminio), della MELASSA ( o sciroppo di acero proveniente da zuccheri non solforati), del POTASSIO (per integrare le energie) e degli STICK DI MISURAZIONE DEL PH (raccogliendo i campioni di urina e saliva esclusivamente in cucchiai di plastica).
Nei primi 5 GIORNI mescolò 1 CUCCHIAINO DI BICARBONATO con 1 CUCCHIAINO DI MELASSA in 1 TAZZA DI ACQUA, riscaldando il tutto in un pentolino e bevendo la soluzione 2 ore prima del pasto, 1 volta al giorno per 5 giorni.
Durante questa prima fase misurò il suo PH frequentemente; il PH doveva essere portato al livello normale alcalino di 7.2/7.5 per mettere a riposo le cellule tumorali. Lo scopo era di portare gradualmente il PH a 8/8.5, livello in grado di distruggere quelle cellule maligne, per poi riportarlo a livelli normali.
Il 6° e il 7° GIORNO aumentò così le dosi a 2 cucchiaini di bicarbonato, 2 cucchiaini di melassa in una tazza d’acqua e assunse la bevanda 2 volte al giorno per due giorni.
Dall’8° all’11° GIORNO la stessa miscela venne assunta 3 volte al giorno.
Al 12° GIORNO si sottopose a esame diagnostico per controllare lo stato della neoplasia che risultò SCOMPARSA.
Il percorso non fu semplice, alcuni effetti collaterali diligentemente dettagliati dallo stesso Vernon cominciarono a comparire dal 6° giorno: nausea, feci giallastre, formicolio alle labbra.
Dall’8° giorno comparvero diarrea e debolezza così Vernon introdusse il POTASSIO per sopperire alla perdita di energia, mentre negli ultimi giorni cominciò a soffrire di sudorazione notturna.
La STORIA DI VERNON può apparire bizzarra, falsa o tendenziosa ma il suo caso, come quello di molte altre persone che hanno SCONFITTO IL CANCRO affidandosi a metodi alternativi, dovrebbe in realtà FAR RIFLETTERE.
Innanzitutto ciò che accomuna tutte le METODOLOGIE ALTERNATIVE affrontate da persone disperate alla ricerca di una cura è l’EVITARE LA CHEMIOTERAPIA.
La chemioterapia è una FORMA AGGRESSIVA di trattamento non solo del cancro ma dell’intero organismo che lascia il paziente debilitato e con un sistema immunitario quasi distrutto.
Non a caso un paziente sottoposto a chemio sviluppa poi altre problematiche gravi a carico dell’organismo che complicano il quadro clinico generale.
CREDERE O NO AL METODO DEL PH DI VERNON?
Il punto non è il metodo di Vernon.
La scienza è continuamente alla ricerca di nuove soluzioni ma a dispetto degli sforzi, ci si ammala sempre di più di cancro e di cancro si muore con un’incidenza crescente.
Le terapie NON UFFICIALI sono centinaia e la quasi totalità di esse possiede una certa fondatezza, tuttavia la loro efficacia potrebbe dipendere da variabili non ancora sufficientemente o affatto considerate.
Queste terapie non riconosciute NON HANNO VALIDITA’ SCIENTIFICA dove per validità scientifica si intende che non hanno subito l’iter classico cui vengono sottoposte le terapie per accreditarle come protocollo riconosciuto.
Nella maggior parte dei casi sono terapie la cui efficacia, priva di documentazione scientifica sufficiente, rimane legata ALLA FIDUCIA DI CHI LE PROPONE o di CHI NE HA AVUTO ESPERIENZA DIRETTA, come il caso di Vernon.
Intraprendere una TERAPIA NON RICONOSCIUTA non significa necessariamente commettere un errore.
Ma allora perché ABBANDONARE IL CERTO PER L’INCERTO? qualcuno potrebbe obiettare.
Ma il certo…cos’è?
Quando il certo fa parte di un percorso che inesorabilmente porta alla MORTE E ALLA SOFFERENZA, ha senso intraprendere una strada alternativa?
E’ giusto CRITICARE ESSERI UMANI già condannati CHE TROVANO IL CORAGGIO di prendere una strada diversa?
Ogni malato con prognosi severa dovrebbe avere il DIRITTO di scegliere come curarsi, soprattutto laddove scegliere come curarsi significa SCEGLIERE COME MORIRE.
Se voi aveste pochi mesi di vita a causa di un male incurabile, li passereste nel dolore sottoponendovi a una chemio o provereste una cura nuova che potrebbe se non altro alleviarvi le sofferenze?
LA SPERANZA, anche se minima, E’ L’UNICA VERA POSSIBILITA’ CHE UN MALATO HA DI FARCELA.
Ricordate: un malato che non ha più speranza, è già morto.
E un familiare che non ha più speranza, non è di alcun aiuto per il proprio caro perché lo vede GIA’ MORTO.

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